Provenienza

Jean-Honoré Fragonard, Les hasards heureux de l’escarpolette (dettaglio), 1767-68, Wallace Collection, Londra, foto Alonso de Mendoza

 

La provenienza del linguaggio di un autore, da una precedente tradizione, rientra nella dinamica della normalizzazione (processo per il quale un fenomeno innovativo o eccezionale, nel corso di alcuni decenni, si diffonde nell’immaginario popolare), seppure egli non la priva del contenuto di ricerca che invece prosegue. Egli riprende un discorso che gli giunge da lontano. Si scopre figlio di una discendenza alla quale dona nuova linfa che ne consenta una rigenerazione.

Chi conosce la cinematografia di Tim Burton (1958) sa bene come il fulcro del suo immaginario siano le fiabe nere. Il cineasta attinge a quella che è la naturale vocazione popolare delle fiabe, la cui tradizione orale è esente dall’edulcorazione disneyana o di certa letteratura illustrata contemporanea. Le figure malate e mortifere che costituiscono l’universo burtoniano hanno un padre nell’illustratore americano Edward Gorey (1925-2000). Questo aspetto è particolarmente evidente nei suoi film animati, in Nightmare before Christmas (1993) – il suo primo lungometraggio animato di successo concepito quando ancora lavorava alla Disney – il parallelismo con il mondo di Gorey è addirittura sorprendente.

A sinistra Edward Gorey. A destra Tim Burton

Anche le figure che abitano le illustrazioni e i racconti di Goery sono altrettanto cupi e mortiferi. Protagonisti ne sono spesso bambini dagli occhi cerchiati dalla malattia e dalla morte imminente, un mondo nero e inquietante che prefigura tanta parte del Pop Surrealism (la corrente Lowbrow o Pop Surrealism nasce a Los Angeles al termine degli anni Sttanta del secolo scorso), dove le bambole-bambine, esangui e malate, sono uno dei modelli prediletti dai pittori di questa corrente. Ne troviamo esempi eccellenti nell’opera di uno dei suoi protagonisti, Mark Ryden (1963).

Mark Ryden

Nella pittura di Ryden il ruolo incarnato dalle bambole-bambine è quello di vittime, i cui carnefici sono la politica, tramite la figura di Abramo Lincoln, e la religione, Gesù è un altro dei soggetti ricorrenti nella sua opera. I suoi dipinti sono pervasi da atmosfere inquietanti e misteriose, ricchi di simboli massonici ed esoterici, dove le figure femminili sono spesso accostate alla carne macellata. È forse la politica e la religione che fanno di quelle bambine carne da macello?

Certo è che l’immaginario di Ryden e del Pop Surrealism ha segnato profondamente la produzione illustrativa degli ultimi anni. Una delle protagoniste dell’illustrazione italiana, Nicoletta Ceccoli (1973), ne è un’evidente testimonianza. In lei il rimando all’opera di Ryden è omaggio quasi pedissequo. Le sue illustrazioni hanno però atmosfere più rarefatte. Sono pervase da nebbie atmosferiche che avvolgono paesaggi di matrice rinascimentale con prospettive aeree di leonardesca memoria.

Nicoletta Ceccoli

Ma, come dicevamo, il mondo dell’illustrazione contemporanea abbonda di autori dal medesimo sapore, basti pensare a un altro dei nomi oggi più noti, Benjamin Lacombe (1982).

Le sue bambole malaticce assumono però, in alcune sue illustrazioni, un atteggiamento di languida eroticità, che sembra desunta dall’opera di un altro dei protagonisti del pop Surrealism, Ray Caesar (1958).

A sinistra Benjamin Lacombe. A desrta Ray Caesar

Questo universo di pallide ragazze – rese malate dall’insana cultura sociale o da una morbosa lussuria patologica – dai toni inquietanti e oscuri e dalle sospese atmosfere, ci giunge da lontano. Dalle radici della contemporaneità, quando a seguito della rivoluzione borghese alla fine del 1700 (il 1789, data della rivoluzione francese, è il culmine di quella spinta rinnovatrice innescata dall’illuminismo, il cui spirito razionalista e scientifico lo condusse all’abbattimento del potere della classe nobile e a un allargamento democratico dei diritti sociali e della diffusione culturale, in Inghilterra intanto, dalla seconda metà del Settecento, si era avviata la democratizzazione dei consumi a seguito della rivoluzione industriale), tra gli altri atti di espansione democratica, nasce il romanzo gotico. L’antesignano della paraletteratura. Il romanzo gotico racchiude in sé i semi di tanta letteratura di genere successiva. Se pensiamo ad esempio a Frankenstein (1818), di Mary Shelley (1797-1851), gli elementi letterari che saranno poi tipici dell’horror o della fantascienza sfumano gli uni negli altri. Vi è il mostro, ma la sua origine è frutto dell’ingegno malato dello scienziato, aspetto che diverrà tipico dell’immaginario di fantascienza. Così in romanzi come Carmilla (1872), dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873), progenitore dell’universo vampiresco, gli elementi horror si mescolano a quelli sensuali da romanzo erotico e rosa. La femminile sensualità lattea e malata è la concreta protagonista di questo romanzo. Da qui giungono le giovani fanciulle malate che emanano un perverso erotismo, ma come in Le Fanu, le bamboline del Pop Surrealism, sono esseri sospesi tra la vita e la morte, circondati da un alone di mistero che ha del soprannaturale. Come sospeso è il tempo che abita i romanzi gotici e i dipinti pop surrealisti.

Jean-Honoré Fragonard

 

Il tema erotico aveva già contrassegnato la pittura francese del Settecento. Mentre i lumi razionalisti si facevano strada verso la rivoluzione (quando è appena nato il romanzo gotico con Il castello di Otranto [1746] di Horace Walpole [1717-1797]), esplode il malizioso e frivolo erotismo di Jean-Honoré Fragonard (1732-1806) che prefigura gli intrecci e i pruriti da letteratura rosa e al quale sia Caesar che Lacombe pagano tributo citazionista.

A sinistra: Ray Caesar. A destra: Benjamin Lacombe

Uno dei primi cortometraggi animati di Burton, quando ancora lavorava alla Disney, era invece ispirato proprio al romanzo della Shelley. In Frankenweenie (1984) un bambino decide di ridare vita al suo cagnolino venuto a mancare.

Del resto il peso che il romanzo gotico esercita sull’immaginario popolare novecentesco è davvero trasversale. Basti pensare a uno dei personaggi a fumetti più celebrato nel cinema, del quale lo stesso Burton girò un paio di episodi. Mi riferisco ovviamente a Batman. Le sue vicende si ambientano a Gotamcity, chiaro omaggio al genere letterario e allo stile architettonico omonimo ricco di grottesche. Se poi pensiamo alla figura di Batman, le relazioni con il Dracula (1897) di Bram Stoker (1847-1912) sono veramente impressionanti. Le atmosfere cupe e notturne sono quelle del gotico e l’uomo pipistrello non può non ricordarci il conte-vampiro che in pipistrello muta.

Come si vede, gli alberi genealogici delle provenienze stilistiche si ramificano in varie direzioni e l’ombra che essi proiettano è sempre molto lunga. Il gioco dei rimandi potrebbe del resto proseguire all’infinito, sfociando, inoltre, in quella che è l’espressione autoriale. L’immaginario di un autore si è necessariamente formato su precedenti storici di varia natura, determinandone aspetti formali e tematici.

 

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