Aspetti delle forme geometriche prime

In uno dei miei precedenti interventi ho trattato degli andamenti spazio-temporali inerenti la composizione (https://www.danilosantinelli.it/danilos-blog/andamenti-spazio-temporali-della-composizione/), per completezza vorrei ora introdurre alcuni aspetti riguardanti le tre forme geometriche basilari, anch’esse preziosi strumenti compositivi: quadrato, cerchio e triangolo.

 

 

Il quadrato, contraddistinto dai suoi quattro lati e angoli uguali, non presenta moto, esso sembra chiudersi su se stesso, apparentemente immobile nella sua solidità suggerita dagli angoli retti. La stabilità e la concretezza insite in questa forma ne hanno consentito, sin dall’antichità, la sua adozione a simbolo di terra. Chevalier e Gheerbrant lo analizzano in uno dei più interessanti dizionari dei simboli che siano mai stati redatti (Jean Chevalier – Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli, 1997 RCS Libri, Milano).

Il cerchio al contrario ci appare in moto perpetuo e la sua forma sprovvista di angoli gli dona morbidezza. Se disegnando un quadrato, tracciato l’ultimo dei quattro lati, avvertiamo la necessità di fermarci, disegnando un cerchio, invece, il nostro movimento potrebbe proseguire all’infinito, questa forma sembra roteare senza sosta. Caratteristiche che hanno assegnato al cerchio un simbolismo astrale e spirituale che funge da contraltare al quadrato, divenendo metafora visiva sin dall’antichità della volta celeste.

Tra le più antiche testimonianze architettoniche troviamo la Ka’ba, tipico esempio dell’edilizia araba dal corpo cubico sormontato da una semisfera, metafora di unione tra terra e cielo e tra uomo e Dio.

Questa dicotomia, in tempi molto più recenti, segna l’opera di Kandinskij e Malevich al sorgere della pittura astratta. Sin dalle Improvvisazioni (ciclo di dipinti su carta che segnano l’avvio dell’esperienza astratta del pittore) in Kandinskij le forme curvilinee hanno il sopravvento su quelle geometriche e l’espressione cromatica riveste un ruolo preminente, tanto da costituire il soggetto del suo saggio Lo spirituale nell’arte. In esso indaga la valenza spirituale del colore che mette in relazione ai suoni, l’affinità della ricerca pittorica di Kandinskij con la musica era del resto già evidente nel titolo di quelle prime Improvvisazioni. Malevich è invece uno dei massimi esponenti dell’astrattismo geometrico e fondatore del Suprematismo, la sua visione è profondamente nichilista, predilige quadrati, rettangoli e linee rette. I linguaggi di questi due grandi protagonisti dell’arte del Novecento non possono somigliarsi. Esprimono convinzioni opposte che si traducono in forme differenti. La curvilinea spiritualità di Kandinskij da un lato e la concreta e terrena solidità geometrica di Malevich dall’altra.

 

                      

Vasilij Kandinskij, Composizione, 1916                                                                        Kazimir Malevič, Suprematist Composition, 1915

 

Rimane infine il triangolo. Osservandolo il nostro sguardo tende a concentrarsi sul vertice, l’angolo che indica l’alto, la sua conformazione geometrica gli fa assumere un ruolo di freccia orientata alla verticalità.

Generalizzando potremmo dunque dire che l’immobilità del quadrato ci rimanda alla sospensione del punto sull’infinita superficie bianca, la perpetua continuità circolare richiama l’infinito e lento andamento orizzontale, mentre il naturale orientamento all’alto del triangolo suggerisce l’ascensione verticale (https://www.danilosantinelli.it/danilos-blog/andamenti-spazio-temporali-della-composizione/).

Va poi osservato come tali forme geometriche, in base alla loro struttura e conformazione, presentino delle forze che agiscono verso l’estero o verso l’interno di esse, determinandole come forme chiuse o aperte.

 

 

Osservare un quadrato significa osservarne anche le diagonali interne, seppure assenti, e il loro incrocio centrale che costituisce un ancoraggio che lo determina come assolutamente immobile. L’osservazione del cerchio, come già detto, suggerisce la sua rotazione. Nell’osservazione di un triangolo notiamo come la presenza catalizzatrice del vertice suggerisca la verticale assente, sia questa illusoria verticale, che i due lati diagonali, comunicano ascesa.

È evidente come le proprietà grafico-percettive di queste forme, e le simbologie che ad esse leghiamo sin dall’antichità, si rivelino preziose in composizione e fondamentali nella progettazione grafico-pubblicitaria, che necessita di una sintesi formale d’immediata percezione per l’espressione identitaria aziendale dei committenti, immediatezza dettata dal totale disinteresse dell’osservatore, quando non addirittura di vero e proprio fastidio da parte sua nella ricezione del messaggio. La comunicazione pubblicitaria si è fatta tanto invadente e onnipresente da arrecare spesso irritazione, dunque la riduzione del tempo percettivo consente la trasmissione inconscia del messaggio anche in presenza d’indifferenza o insofferenza dell’osservatore. Non è un caso che per molti anni, e spesso ancora oggi, le aziende bancarie e assicurative abbiano espresso la loro identità per mezzo del quadrato: gli aspetti di fermezza, solidità e concretezza si prestano naturalmente a incarnare le caratteristiche valoriali di tali settori di mercato. Così la gran parte dei loghi nel mercato automobilistico sono concepiti sul cerchio, la sua rotazione percettiva incarna l’essenzialità del movimento automobilistico determinato dalla rotazione delle ruote. In pittura, sino alla metà del Quattrocento, il triangolo ha rappresentato la base compositiva fondamentale nell’espressione delle innumerevoli crocefissioni. Un aspetto compositivo che diviene incarnazione del soggetto rappresentato: in senso anzitutto gerarchico, consentendo di collocare il volto di Cristo al vertice, ossia nel punto focale di tale forma, e Maria e la Maddalena nei due angoli alla base quali figure gregarie; in senso simbolico, avendo tre lati il triangolo diviene sinonimo di trinità e al contempo, secondo la tradizione simbolica cristiana, l’occhio di Dio; in senso di andamento grafico-spaziale, dove la naturale conformazione di freccia che indica l’alto del triangolo suggerisce la successiva ascensione di Cristo al cielo.

 

Gentile da Fabriano, Crocefissione, 1410

 

Si badi bene, le qualità che assegniamo da sempre a queste forme geometriche non sono da ricondurre ad aspetti simbolico-culturali di per sé. Sono anzi le proprietà grafico-spaziali insite in tali forme, seppure illusorie perché meramente percettive, ad averne consentito la loro assunzione a simbologie culturali di determinati valori e significati, sia all’interno delle culture religiose, monoteiste o politeiste, sia all’interno della cultura più in generale.

 

 

Bibliografia

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Siti web

http://www.treccani.it/vocabolario/

https://it.wikipedia.org

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